Fashion Journal

Architettura per la Moda

Lo spazio architettonico per la moda: tre big a confronto

Che il legame e il flusso ispirazionale tra il mondo della moda e quello dell’arte e del design siano storici e altamente proficui è fatto risaputo, ma allo stesso modo è possibile affermare che esista una buona relazione anche tra moda e architettura e che i vantaggi siano reciproci per le due discipline. Sebbene la scala sia evidentemente diversa, negli ultimi decenni è infatti possibile notare come diverse collezioni d’alta moda abbiano sempre più omaggiato icone architettoniche: basti pensare alla collezione Primavera/Estate del 2009 di Gareth Pugh liberamente tratta dall’Hearst Building di New York firmato da Sir Norman Foster, oppure alla più recente collezione Primavera/Estate del 2012 di Dolce & Gabbana che porta chiari riferimenti alla splendida Cattedrale di Notre-Dame de Reims in Francia, o alla collezione Primavera/Estate di Balenciaga del 2015 caratterizzata da forti elementi geometrici, quasi strutturali, sagome e proporzioni molto allungate.

Creatività congiunta

Viceversa, se da un lato è la moda a captare gli stimoli offerti dalle altre arti, dall’altro, queste stesse forme di creatività possono lavorare insieme per creare nuove sinergie e aprire nuovi orizzonti progettuali. Ed è proprio su questa base che Fashion Research Italy ha dato il via al Corso di Alta Formazione dedicato all’Architettura per la Moda, quest’anno alla sua terza edizione. Pensare allo spazio migliore per raccontare un brand, veicolarne i valori e raccoglierne la storia: gli studenti hanno qui la possibilità di confrontarsi con alcuni degli studi d’architettura internazionali più famosi nel campo e imparare dai big a sviluppare la capacità di rispondere alle necessità di qualsiasi committenza. Tra i tanti nomi spiccano MVRDV, Ateliers Jean Nouvel, Duccio Grassi e David Chipperfield Architects Milano il cui fondatore e direttore coordina i corsisti in un laboratorio di progettazione di una boutique Twinset.

 

La visione di tre big

Ad altri tre special lecturer – Zaha Hadid Architects, Studio Italo Rota e a Claudio Silvestrin Architects – abbiamo chiesto, in base alla loro esperienza, di raccontarci la visione dello spazio architettonico a servizio della moda. “Per noi non c’è differenza d’approccio tra la scala architettonica o quella di prodotto. Quello che ci interessa sono le forme e la fluidità, spingere i confini sempre un passo oltre e prendere la maggior ispirazione possibile dalla natura”. Con queste parole Filippa Gomes di Zaha Hadid Architects racconta il modo di lavorare del grande studio di base a Londra. “Non abbiamo regole precise per convertire un brand in uno spazio architettonico. Piuttosto di volta in volta cerchiamo di capire empiricamente il senso del marchio e da lì iniziamo a lavorare”.
Se per lo studio che porta il nome dell’architetto e designer irachena soprannominata “Queen of the Curve” è quasi una questione di empatia, per l’architetto Claudio Silvestrin si può dire che lo spazio architettonico si configuri come un veicolo per suggerire uno stile di vita. “L’architettura per la moda invita il cliente ad acquistare e suggerisce anche come apparire, come mostrarsi e, spesso, indica e sceglie per noi”. Se da un lato però il mondo del retail si sta spostano sempre di più sulle piattaforme online, per l’architetto Silvestrin è questo il momento più importante e di grande responsabilità per l’architetto o designer: “Lo spazio architettonico fa parte dell’esperienza sensoriale e qualitativa del brand, dell’innamorarsi del suo prodotto”.
Ma esistono delle regole progettuali tra le tante diverse tipologie di architettura possibili? Secondo l’architetto Italo Rota sì ed è importante fare dei distinguo tra le forme di retail oggi presenti sul mercato. “Il retail è formato da due settori molto ben distinti: il flagship, ossia il luogo in cui si materializza tutto il sistema moda; diciamo con la presenza sempre più importante del web e di Instagram, ha una struttura tra un museo e un negozio, una specie di teatro della filosofia della maison. Il retail classico segue invece altre regole, più di somiglianza tra i vari punti vendita”. Strategie diverse che mai più di oggi risulta essenziale conoscere per il successo intellettuale di un brand di moda.

È questo quindi l’orizzonte tematico, progettuale ed estetico in cui si muoveranno i 25 giovani progettisti per i quali si aprono da oggi le iscrizioni alla terza edizione del Corso di Alta Formazione dedicato all’Architettura per la Moda di FRI, un’occasione unica per imparare dai migliori progettisti e Maestri dell’architettura contemporanea.


LOADING