Pillole di moda sostenibile

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La crisi sanitaria ed economica senza precedenti che il mondo sta affrontando ha reso evidenti le debolezze del sistema moda, rinnovando l’attenzione sulle più datate e portando alla luce ciò che rimaneva sotto traccia.
I costi ambientali e sociali dell’attuale modello produttivo sono al centro del dibattito sul futuro del settore fashion&luxury che, a causa dei mancati ordini, ha accusato gravi ripercussioni per i lavoratori dell’intera filiera.

A sostenere il necessario ripensamento del settore anche molti noti stilisti che auspicano un riavvicinamento alle richieste dei consumatori e alle esigenze dei retailer. Primo fra tutti Giorgio Armani, seguito dal gruppo capitanato da Dries Van Noten e da Alessandro Michele che, con i suoi “Appunti dal silenzio”, sul canale instagram di Gucci ha in questi giorni definito l’inedito percorso creativo della griffe, lontano dalle scadenze consolidate.

Ma la sostenibilità per la moda non è solo una fondamentale direttiva di sviluppo ambientale e sociale ma anche economica, non a caso è stata riconosciuta dall’Unione Europea come elemento cardine del Recovery Plan. Essere responsabili crea valore per tutti gli stakeholder, in primis i consumatori che durante il lockdown hanno rallentato i ritmi frenetici della quotidianità, riconsiderando molti aspetti della propria vita, tra cui le spese. Guardano in modo diverso alle marche, la cui attenzione verso la natura e i collaboratori può diventare un attributo di prodotto che contribuisce ad incrementare le vendite.

La sostenibilità si traduce quindi anche in un’importante opportunità di rilancio per i business messi a dura prova dalla mancata stagione per migliorare le performance economiche aziendali.

A confermarlo anche Antonio Achille, senior partner e global head of luxury di McKinsey&Company che, dopo aver incluso la moda sostenibile tra i trend post pandemia di The state of fashion 2020, in un recente webinar di Altagamma dichiara: “Oggi non è più sufficiente promuovere la sostenibilità esclusivamente attraverso investimenti nei media e in attività filantropiche.

Le aziende sono chiamate a ripensare l’intera supply chain. Questo richiede investimenti più profondi, ma si traduce in un’opportunità di business

Le tematiche messe in primo piano dall’emergenza Covid, rafforzano quindi la convinzione di una rivoluzione green per ridurre le emissioni e gli spechi e consentire rapporti di collaborazione equi ed etici. Non un miraggio ma un traguardo raggiungibile con interventi che partono dalla scelta delle materie prime, passano dai processi produttivi e dalla tutela dei propri dipendenti fino agli investimenti reputazionali in comunicazione e marketing.

Ecco che allora l’annosa questione di cosa renda un business sostenibile, dapprima appannaggio solo dei ristretti team di CSR (Corporate Social Responsibility) poi allargatosi agli esperti in materia, è ora sulle scrivanie dei dirigenti chiamati a guidare il cambiamento con coraggio e visione.

La pandemia ha reso chiaro che non c’è futuro per i brand senza una visione sostenibile.

ha dichiarato Marie Claire Daveu, responsabile delle strategie sostenibili di Kering, tra gli ospiti del webinar “Durante e dopo una crisi, le persone si aspettano molto non solo dal governo ma anche dalle imprese”.
La sostenibilità, nella moda come in molti altri settori produttivi, è un’importante leva strategica riconosciuta secondo KPMG, dal 67% delle più grandi aziende mondiali. Ma come sottolinea Daveu: “Il cambiamento rappresenta una grande sfida, che non può essere solo prerogativa dei grandi gruppi, che hanno il compito di condividere obiettivi e strumenti operativi con le imprese più piccole”.

Fondazione Fashion Research Italy da sempre sostenitrice della capacità del sistema moda di reinventarsi anticipando i grandi cambiamenti culturali, desidera offrire il proprio supporto alle aziende più responsabili che intendano sfruttare questo momento critico come un’occasione per riflettere sul proprio operato e consolidare determinati valori, costituendo un nuovo modello di business rispettoso del pianeta e dei lavoratori.

Per farlo propone Green Fashion un corso dedicato alla sostenibilità nel settore tessile e moda che in autunno formerà la prima classe di professionisti. In attesa di conoscere il nuovo calendario – che verrà condiviso nelle prossime settimane a tutti gli interessati che ne hanno fatto richiesta – iniziamo oggi una nuova rubrica per diffondere “Pillole di moda sostenibile”!

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