Dal 97° Pitti Uomo all’industria 4.Verde: moda e sostenibilità tra i padiglioni della Fortezza da Basso

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Un invito a non farla diventare una parola vuota ma una chiave di lettura per cambiare questo mondo che manda segnali inequivocabili. L’edizione numero 97 di Pitti Uomo ha fatto della sostenibilità la propria bandiera anche se, è corretto ammettere, che il tema dell’impatto del settore della moda sull’ambiente è da qualche anno sul ricco piatto allestito in occasione della kermesse fiorentina. Girando per i padiglioni della Fortezza da Basso, si respirava effettivamente una nuova consapevolezza nei vari stand dei marchi e delle aziende presenti. Quanto questo fosse considerato un impegno concreto, ancora non è dato sapere; tuttavia le notizie che in quei giorni arrivavano dall’Australia in merito agli incendi favoriti anche dal cambiamento climatico hanno scosso – e non poco – le coscienze degli addetti ai lavori presenti in fiera.

Giocando con le parole, la moda non fa della sostenibilità una moda ma una sfida vitale che il settore ha saputo raccogliere prima di altri con determinazione. Si tratta di un modo diverso di pensare, creare e produrre che non si deve contrapporre a un’idea di sviluppo e di crescita

Inaugurazione Pitti Uomo 97 – Credits fotografici: Andrea Ruggeri

ha dichiarato il sindaco di Firenze Dario Nardella alla cerimonia inaugurale. Una visione condivisa anche da Claudio Marenzi, presidente di Confindustria Moda e di Pitti Immagine, che dettaglia con qualche dato quanto detto sopra. «I consumatori più giovani della sfera anglosassone e del Nord Europa hanno già questa sensibilità» sottolinea «ci sono studi autorevoli che dimostrano che nel giro di cinque anni i maggiori department store del mondo sceglieranno i fornitori sulla base delle loro certificazioni ambientali e che i 2/3 dei consumatori mondiali sono disposti a pagare il 10% in più su un prodotto sostenibile, a parità di stile e qualità». «Gli stessi studi ci dicono, inoltre, che nei prossimi dieci anni più del 90% delle imprese investiranno in sostenibilità» ha aggiunto Marenzi.

Per quanto riguarda il sistema moda, la filiera più virtuosa al mondo è quella italiana in termini di approvvigionamento delle materie prime e di trasformazione delle stesse. Sono i nostri filatori, tessitori, conciatori che in questo momento stanno sostenendo la parte più importante degli investimenti: proprio per questo bisogna promuovere incentivi, politiche a sostegno dell’innovazione

ha sostenuto il presidente auspicando l’avvento di «una ‘Industria 4.Verde’ cioè una 4.0 specifica per la sostenibilità.

C’è un settore in particolare che da tempo si sta muovendo in questa direzione, quello laniero. A ricordarlo, The Woolmark Company che ha rilanciato la sfida per la promozione della lana con Campaign for Wool ed un testimonial d’eccezione come il principe del Galles intervenuto all’inaugurazione con un videomessaggio. Fu proprio l’esponente della famiglia reale britannica, più di dieci anni fa, il regista della ‘Dumfries House Wool Declaration’ ovvero un decalogo pensato per sostenere un’industria della lana sostenibile per l’ambiente ma anche dal punto di vista economico. Un impegno scritto, firmato a suo tempo dalle più importanti aziende del settore laniero italiano come Ermenegildo Zegna, Loro Piana, Marzotto Group e Vitale Barberis Canonico per sostenere la produzione e il recupero della lana in quanto fibra naturale, non proveniente da combustibili fossili, non infiammabile, rinnovabile e biodegradabile. Incentivarne quindi l’uso diventa per la moda anche una buona carta da giocare per contrastare il cambiamento climatico.
Ma non mancano anche esempi del territorio, come il brand bolognese Regenesi che al grido di «You can make the world a sustainable place» ha portato alla manifestazione molto più di uno slogan ma una buona pratica iniziata nel 2008 quando ancora pochi parlavano di economia circolare.

Pitti Uomo ha fatto da grande cassa di risonanza per certi temi che stanno diventando sempre più familiari soprattutto ai consumatori: sono loro a pretendere chiarezza su ciò che indossano e prima di acquistare vogliono sapere da dove viene un capo e come è stato realizzato. Una volta intrapresa la strada della sostenibilità, non si può più tornare indietro.

Giorgia Olivieri

Giornalista freelance, scrive di moda, costume e cultura. Dal 2011 cura la rubrica BOutique su Repubblica Bologna ed è co-autrice della guida Grand Tour Bologna. Ha realizzato alcuni reportage indipendenti che sono stati oggetto di mostre e pubblicazioni. Collabora con varie testate tra cui Vanity Fair: tra le sue ossessioni la moda secondo i reali inglesi.

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