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Moda 4.0. La svolta è necessaria

Il mestiere è antico, ma si rinnova day by day. E l’innovazione nella Fashion Industry, settore chiave per l’economia italiana con oltre 30 mila imprese attive, 142 mila occupati e in grado di generare export per oltre 4 miliardi di euro, non passa solo attraverso le novità di prodotto; il ruolo della tecnologia legato alle tecniche di lavorazione, al contenimento dei costi e alla trasmissione/condivisione di informazioni sul ciclo produttivo, è diventato cruciale. La sfida del passaggio da un sistema manifatturiero tradizionale a un’organizzazione in chiave industria 4.0 è stato oggetto, sabato 21 ottobre, del dibattito dedicato al tema “Le sfide della filiera ed il ruolo dell’alta formazione verso la moda 4.0” andato in scena in occasione del Grand Opening di FRI-Fashion Research Italy.

Si tratta di una transizione necessaria per investire nel futuro ma le cose, si sa, non avvengono mai in automatico. L’innovazione è una scelta strategica e per essere attuata richiede la presenza di determinate condizioni all’interno della filiera, a cominciare dall’esistenza, nei bilanci delle imprese, di una marginalità che si trasforma in profitto d’impresa e, di conseguenza, in risorse utilizzabili per l’investimento.

IL PATTO DI FILIERA

Nel fare gli onori di casa, durante il suo intervento introduttivo, il fondatore di FRI Alberto Masotti ha evidenziato subito e con decisione la criticità economico-finanziaria legata soprattutto ai conti delle piccole e medie imprese prive di un marchio proprio e perciò operanti nel mercato come terzisti delle griffe. Affinché investano in tecnologia, queste aziende devono poter credere nel futuro e tale fiducia dipende non solo dalla presenza di margini adeguati, ma anche dalla fiducia nella continuità del rapporto con il committente. Una continuità messa a rischio dai frequenti cambiamenti interni ai brand della moda, che spesso determinano uno stop ai rapporti in essere con effetto nel giro di una settimana. “Quando ciò accade, è una tragedia – ha affermato Masotti – perché comporta la messa in cassa integrazione di maestranze qualificatissime e l’impossibilità per l’azienda terzista di attuare quei processi di innovazione richiesti dal mercato”.
Un mercato nel quale l’importanza delle PMI, spesso invisibili, è fondamentale per garantire l’esistenza di quella filiera completa che rappresenta il vero vantaggio competitivo del made in Italy e del sistema-distretto che offre competenze diffuse, flessibilità e velocità di esecuzione.

Vista da fuori, la precarietà dei subcontractors potrebbe apparire quasi una forma di autolesionismo da parte di quelle fashion holding che non offrono garanzie almeno a medio termine e pertanto, affinché questa miopia non si trasformi in un boomerang, Masotti ha auspicato che le “grandi” investano nelle migliori “medie” imprese con piccole condivisioni di capitale, dando loro la possibilità di ottenere gli utili e le condizioni di fiducia necessarie per puntare sull’innovazione. Al tempo stesso, il fondatore di FRI ha sollecitato un più deciso intervento delle istituzioni a cominciare dalla Regione Emilia Romagna, nell’ambito del progetto per la valorizzazione della Fashion Valley che si estende da Piacenza a Rimini, programmando interventi specifici a tutela delle imprese di moda. “Dobbiamo essere molto previdenti – ha affermato l’ex numero due di Camera Nazionale della Moda Italiana – se non vogliamo che queste realtà, che hanno rappresentato tanto per il made in Italy, perdano la loro competitività e venga meno così un patrimonio preziosissimo. Auspico un salto culturale delle aziende verso fusioni di rete, uno sviluppo della formazione e quindi un cambio gestionale e una sempre più costruttiva vicinanza di associazioni imprenditoriali e delle istituzioni che devono credere e investire significativamente nel mondo delle manifatture di moda per salvaguardare imprese e occupazione”.

LA POSIZIONE DELLE ISTITUZIONI

L’appello di Masotti è stato raccolto da Stefano Bonaccini, governatore dell’Emilia Romagna. “Le istituzioni – ha riconosciuto il presidente della giunta regionale – in passato hanno espresso poche attenzioni verso la moda. Gli investimenti in ricerca richiedono risorse che devono essere messe a disposizione anche dal settore pubblico e noi offriamo parecchie decine di milioni l’anno, destinati in particolare alle necessarie forme di aggregazione tra piccole e medie imprese per arrivare a una loro internazionalizzazione. Chi sta provando ad aumentare l’export, nel mondo, sta volando”. Bonaccini ha di fatto inserito nell’agenda della Regione il comparto fashion al pari delle eccellenze manifatturiere emiliano romagnole quali automotive, meccanica, biomedicale, ceramiche, agroalimentare. Il governatore ha inoltre sottolineato gli investimenti strutturali in atto a cominciare da quelli per la connessione, con il 100% del territorio regionale coperto da banda larga e fibra entro il 2020. Il progetto fashion valley si inserisce pienamente in questa logica di rete tra imprese e di patto interno alla filiera. “Ce la giocheremo su scala larga – ha concluso Bonaccini – offrendo, da Piacenza a Rimini, una pluralità di eccellenze che altri non hanno e dando sostegno all’innovazione attraverso strumenti di formazione e internazionalizzazione”.
Il sindaco di Bologna, Virginio Merola, ha posto l’accento sulle tante iniziative in atto a Bologna legate al temi della formazione e del sostegno all’innovazione, citando la presenza all’incontro, tra gli ospiti, di Marino Golinelli (Fondazione Golinelli) e Isabella Seragnoli (Mast). “Bologna – ha detto il primo cittadino – sta uscendo dalla crisi attraverso un nuovo umanesimo e investendo nel settore manifatturiero. C’è una felice convergenza in atto tra le istituzioni e ci sono, in questa città, molte persone che si definiscono per quello che fanno. E Bologna alla fine riesce sempre a essere quello che fa”.
Alma Mater Studiorum, la più antica università d’Europa, è parte in causa nell’offrire un supporto scientifico alle imprese e al sistema economico emiliano romagnolo. Lo dimostra la collaborazione avviata con FRI per iL master ospitatO nella nuova sede di via del Fonditore. “L’innovazione – ha detto il rettore dell’Università, Francesco Ubertiniè una necessità, perché chi non è capace di innovare è destinato a uscire dal mercato. La nascita della fondazione FRI è una risposta per aggredire il tema dell’innovazione a supporto delle PMI, collegandosi alla loro forte tradizione. Ma tradizione e innovazione non bastano da sole: c’è bisogno di un carburante e penso che quel carburante debba essere la formazione”.

Il cambiamento dei tempi nella fashion industry è stato oggetto dell’intervento di Carlo Visani, fondatore di Tecla Group, che ha evidenziato come una corretta gestione della logistica e la digitalizzazione d’impresa possano consentire alla creatività di essere resa disponibile “in tempi velocissimi e a costi contenuti”. Infine, il dg di Lectra Italia, Fabio Canali, ha delineato i quattro trend che influenzeranno il futuro dell’economia della moda: affermazione dei millennials, digitalizzazione, crescita della Cina come mercato di consumo e industria 4.0 come strumento per rimettere in discussione i processi produttivi e aumentare la competitività delle imprese del made in Italy. “I brand francesi – ha affermato Canali – sono eccellenti nel gestire distribuzione e marketing, ma devono venire a produrre da noi. L’Italia oggi è la Cina del lusso e infatti l’80% della produzione del gruppo Kering dipende dall’Italia. Per difendere e incrementare questa leadership, nell’era digitale, occorre investire nella rivisitazione dei processi, avere manager capaci di portarli avanti e inserire nuove professionalità”.


Andrea Guolo

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