Fashion Journal vi dà il benvenuto

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DI ALBERTO MASOTTI

Ci siamo. La Fondazione no-profit Fashion Research Italy da me voluta e fondata nel 2015 apre finalmente i battenti alla città di Bologna.

Ma lasciatemi ricordare quanto lavoro abbiamo fatto in questi due ultimi anni e quante idee si sono sovrapposte prima di trovare il loro attuale compimento. Un lasso di tempo intenso ed emozionante, ricco d’incontri, di scambi culturali, una crescita costante che ha rafforzato la mia personale determinazione a perseguire l’obiettivo anche quando, a volte, si è fatta sentire un po’ di stanchezza. Quanta bellezza nelle cose che, poco alla volta, hanno trovato il loro giusto spazio, la loro attuale dimensione e che ora si possono ammirare.

Dopo anni nel cosiddetto Fashion System mi ritrovo a parlare ancora di moda, ma con una veste completamente diversa.

Per come sono fatto non potevo però tenere slegato quello che sono stato per cinquant’anni e quello che sono ora. Devo ammettere infatti che non c’è giorno in cui, pensando a questa nuova avventura circondato dai miei collaboratori, i ricordi non si staglino vividi e lucidi, e contribuiscano ad imprimere il segno di un’unità personale tra passato e futuro.

LA STORIA DI UN’AZIENDA LA FANNO LE PERSONE

L’emozione della scelta del nome della Fondazione mi ha catapultato in quella ormai lontana riunione di famiglia, complice la cornice di una delle buone trattorie del centro di Bologna. Assieme a mia madre, mio padre e Olga – la donna della mia vita che avrei sposato di lì a poco-  inventammo il nome per quella che sarebbe diventata l’azienda leader nel mondo del beachwear e della lingerie, La Perla. Le scelte, che il tempo ha decretato vincenti, erano state il frutto dell’empatia famigliare, una regola che non ho più dimenticato. Perché, se allora costruivo insieme alla mia famiglia un’impresa di prodotto, la vera lezione, che capii subito, è che la storia, anche la storia di una azienda, la fanno le persone.

Quando ho iniziato, le piccole e medie imprese si organizzavano attraverso riflessioni e intuizioni di persone appassionate, veri atti di coraggio e buona dose di creatività attraverso i quali si predisponeva e rettificava al meglio la filiera industriale, volta a immettere sul mercato prodotti stilisticamente parlanti, ineccepibili per funzione e tecnicamente insuperabili. Era la nascita del Made in Italy: perfetta sinergia tra creatività e impresa.

Anche questa Fondazione è un mio personale atto di coraggio. Fashion Research Italy non è una fondazione autoreferenziale in cui far risuonare la vana retorica di sé stessa. La missione presente della Fondazione deve essere il futuro della piccola-media impresa. Perché si parli di futuro è necessario però avere chiaro il punto di partenza, il passato, a patto che lo si sappia indagare, interrogare e interpretare con gli occhi del presente. Può sembrare già questa retorica, ma non è così. Se si pensa all’attuale situazione del Made in Italy ci si rende conto di come sia stata offesa da un’economia irta di ostacoli che ha messo in discussione l’intera catena produttiva. Come superare allora le mille incertezze? Certamente attraverso un’indagine pianificata dell’intera filiera, che non sia però solo una mera ridefinizione del know-how di prodotto, ma piuttosto una profonda riqualificazione tecnologica di tutti i suoi comparti, compreso i sistemi gestionali, di marketing e di comunicazione. Solo apportando cambiamenti tecnologici e produttivi si può innovare. E, come è facile intuire, cambiare conviene a tutti.

LA TECNOLOGIA DIALOGA CON LA TRADIZIONE

Chi entra per la prima volta nella sede della Fondazione potrà così capire le ragioni sottese alla scelta dell’edificio stesso. L’ex stabilimento industriale, progettato da Pierluigi Cervellati e chiamato ad ospitare parte dell’allora azienda di famiglia, connette con fisica evidenza il passato al futuro. Ed è per questo che ho ritenuto decisivo non recidere le maglie della storia, affidando il nuovo progetto allo studio capitanato dallo stesso Cervellati. Solo il medesimo progettista, che conosceva quella storia architettonica e di vita, poteva non cancellarne per sempre la “memoria”. Grazie a quel background l’edificio attuale parla di un luminoso futuro, dove la tecnologia impara a dialogare con la tradizione. Con i suoi spazi innovativi, Fondazione Fashion Research Italy ci insegna come l’avanguardia sia vanagloriosa e inutile se posta a semplice contrasto con ciò che è stato.

I TRE ASSETS DELLA FONDAZIONE FRI

Per questo motivo FRI ha fondamenta ben piantate su tre pilastri. Il primo coincide con la realizzazione fisica di due imponenti caveau, che coincidono con l’archivio della Fondazione dove si conservano il fondo di disegni di textile design, acquistato insieme alla biblioteca di settore di oltre 5000 volumi dalla converter Silkin di Milano, nonché la donazione relativa al marchio bolognese Emmanuel Schvili. Un patrimonio debitamente ordinato, catalogato e digitalizzato, posto a servizio dell’impresa e di tutta la collettività.

L’archivio è uno strumento strategico per le imprese moda perché, se le “radici” hanno valore per la storia personale degli uomini, come potrebbero non averne per le aziende, fatte da persone per persone? Per questo motivo, uno degli scopi della Fondazione è sensibilizzare le imprese a costituire, o a riordinare, il proprio patrimonio per costituire il proprio archivio storico.

La conoscenza implica sempre un atteggiamento di costante curiosità, di volontà di conoscenza che deve pervadere ogni istante del nostro presente. Per queste ragioni non potevo non pensare alla formazione come al secondo pilastro della Fondazione. Con Alma Mater Università di Bologna, la Fondazione è orgogliosa di aver stilato un’importante convenzione che ha dato vita a un Master di primo livello in Design and Technology for Fashion Communication, di cui presto partirà la seconda edizione.  Nella consapevolezza che la volontà di fare ricerca e critica ragionata muove dalla certezza che solo questi due aspetti sono alla base di una “buona pratica”, da testare su ogni ambito della filiera industriale con razionalità, ragionamento e competenza, ho voluto fortificare la formazione con altri due corsi. Il primo, estendendo l’impegno della Fondazione in materia di archivi d’impresa moda, è volto alle conoscenze teoriche e pratiche della costituzione degli Archivi della Moda; il secondo invece è incentrato sull’Architettura per la Moda.

La Fondazione dunque come incubatore di idee, luogo di aggregazione e formazione culturale, in cui gioca un ruolo nodale la cultura d’impresa del settore manifatturiero. Ma anche e soprattutto come luogo “limbico” ovvero di coordinamento di tutti gli attori che di volta in volta saranno chiamati ad animarla per elaborare sempre nuove strade d’innovazione.

È quest’ultimo il caso del Punto Innovazione (P.IN), il terzo pilastro, che attraverso M-Impression (società operante anche nel campo del sociale) predispone un terreno d’incontro e di scambio a supporto delle aziende: una realtà composta da aziende partner (come Samsung, SAP, Lectra, Sys-Dat, Tecla, VEM, etc..), volta a facilitare la digitalizzazione dei processi di filiera al fine di contribuire all’innovazione tecnologica delle piccole e medie imprese sulla strada della rivoluzione 4.0.

Il ruolo centrale del Punto Innovazione, come di tutta la Fondazione potrà essere possibile solo a patto che si creda, come mi auguro, in tre valori fondamentali: fiducia, trasparenza e condivisione. Tre valori che travalicano l’economia e la moda, ma che fanno parte, a mio modo di vedere, di un nuovo “umanesimo”. Un umanesimo legato all’impresa, al territorio e alla cultura d’impresa, che nella città felsinea trova una giusta collocazione.

FASHION JOURNAL, UNA NUOVA AVVENTURA EDITORIALE

In ultimo sento il gradito obbligo di ringraziare le aziende che in questi anni, ancor prima dell’apertura, hanno creduto nella Fondazione. Molti di voi sanno infatti che a cadenza bimestrale veniva dato alle stampe un magazine, il FRI MAG. Nelle sue pagine è stato dedicato ampio spazio alle aziende del distretto emiliano romagnolo e a quelle che hanno contribuito con generosità a dare voce al database di fotografie di moda e comunicazione Fashion Photography Archive. Voglio qui ringraziarle tutte: A.Testoni, il Gruppo Aeffe (Alberta Ferretti, Philosophy by Lorenzo Serafini, Moschino, Jeremy Scott, Pollini), Borbonese, Casadei, Furla, Les Copains, La Perla, Max Mara, No Ka’oi, Piquadro, W.P. Lavori in Corso (Woolrich, Baracuta), Giuseppe Zanotti.

FRI MAG ci ha fatto compagnia per più di un anno, ma ora sento necessario un nuovo passo, più veloce, scattante e interconnesso. Il magazine diventa così un blog, sempre aggiornato grazie alle firme più importanti dei settori che si andranno a toccare. Ancor più che una rivista ritengo infatti sia necessario trovare una via immediata che sappia creare un momento di riflessione, di aggiornamento e di connessione diretta con la nostra audience di riferimento.

È la forza del cambiamento e non dobbiamo mai aver paura di cambiare. Fashion Research Italy vi dà il benvenuto.

Alberto Masotti

Presidente Fondazione Fashion Research Italy

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