Digital Fashion Week: la stagione delle sfilate da Londra a Milano, passando per Parigi

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La Milano Digital Fashion Week – July Issue, il tanto atteso appuntamento dell’agenda moda italiana trasmesso su tutti i canali della Camera Nazionale della Moda dal 14 al 17 luglio, è stato solo uno dei tanti eventi digital che hanno animato il web.
Le antesignane Tokyo e Shanghai, per prime hanno sperimentato la conversione delle passerelle dall’analogico al digitale, seguite dalla London Digital Fashion Week e dalla Paris Haute Couture Week.

Con le sfilate tradizionali momentaneamente sospese per il contenimento della pandemia, la miglior alternativa per non interrompere il calendario della stagione è stata quella tecnologica.
Ma vediamo nel dettaglio come si sono svolte le settimane della moda mondiali.

Ad aprire le danze, la London Digital Fashion Week

Partiamo da Londra che in Occidente per prima è tornata ad incuriosire il pubblico, anticipando le altre capitali del fashion. In una mise tutta nuova, le attività della London Digital Fashion Week hanno soddisfatto le aspettative del pubblico che gremiva le fila virtuali della kermesse virtuale. È stato un avvenimento capace di coniugare moda, cultura e tecnologia, tanto da aggiudicarsi l’appellativo di “Netflix della moda” da Clara Mercer, rappresentante del Bfc.

Tre le sessioni di durata variabile in cui i contenuti video delle collezioni uomo e donna, unite in un format gender-neutral, si sono susseguiti tra catwalk, interviste, dj set, video ispirazionali e visite agli showroom virtuali per non far percepire la nostalgia degli appuntamenti tradizionali. Guest d’eccezione Noonoouri, la modella avatar, protagonista di un accattivante fashion film accessoriata di un copricapo di Stephen Jones.
Presente anche MTV che, insieme ad Iceberg e River Island, ha promosso Music Meet Fashion Competition un contest per gli istituti moda del Regno Unito.

Non è mancato un esplicito rimando alla sostenibilità: Marques‘Almeida ha presentato il progetto reM’Ade, una capsule collection dalle coloratissime stampe frutto di rimanenze di magazzino. Segue la stessa filosofia ecologica Preen by Thornton Bregazzi che ha realizzato Seasonless, una linea di capi composti da materiali sostenibili e di scarto.

Nessuno escluso grazie alla possibilità di rivivere l’evento

Tra circa un centinaio di partecipanti, 34 sono stati i marchi ufficialmente in calendario, 34 i designer emergenti, 26 media e 6 i partner dell’evento. Ai 33 brand fuori programma, un’intera area riservata denominata Explore con format inusuali per cercare di ricreare la magia. Nessun escluso, anche buyer e stampa hanno avuto a loro disposizione uno spazio web denominato The Designer Profiles. Assenti invece, gli stilisti e i brand che di consueto animano l’evento londinese come Burberry, Christopher Kane e Vivienne Westwood.

Uno dei vantaggi più interessanti? La possibilità di rivivere l’evento sul sito ufficiale della LFW per i prossimi 12 mesi.

L’agenda prosegue con l’haute couture parigina

Divisa tra alta moda e defilè maschile, la capitale francese ha trasmesso le idee creative di 33 tra le più rinomate maison. Assoluta libertà per i brand che hanno potuto esprimere la loro personale interpretazione per comunicare ispirazioni, richiami e sensazioni da cui le collezioni traggono vita. Poche le sfilate in toto, perlopiù video ispirazionali, mini documentari e interviste raccolte in una piattaforma digitale ad hoc. Particolare attenzione come sempre ai brand emergenti a cui è stata dedicato lo showroom virtuale Sphere con approfondimenti, interviste e contenuti speciali.

La Fédération de la Haute Couture et de la Mode è riuscita a ricreare uno degli avvenimenti più tradizionali in una versione totalmente nuova.

Parola d’ordine: incantare

Per celebrare il ritorno della Paris Fashion Week, Olivier Rousteing ha installato una passerella mobile nel bel mezzo della città che, grazie a tik tok, ha permesso a tutti di ammirare le modelle di Balmain mentre navigavano su un battello lungo la Senna indossando proposte haute couture d’archivio.

Schiaparelli ha aperto ufficialmente l’evento con un cortometraggio online che anticipa la sfilata preannunciata per dicembre. Una collezione immaginaria quella che il direttore creativo Daniel Roseberry ha ideato su una panchina di un parco di New York.
Giambattista Valli ha fatto sognare il pubblico con tulle e taffettà di abiti in omaggio all’eleganza eterea della sua città d’adozione.

Chanel ha presentato un breve teaser di 30 secondi realizzato da Loïc Prigent per anticipare la sfilata firmata Virginie Viard. Vivo più che mai il pensiero rivolto a Karl Lagerfeld in ogni look: l’immagine della principessa punk che esce da palazzo reale sarebbe stata perfettamente nelle sue corde.

Impossibile non citare il video diretto da Matteo Garrone per Dior, dove magia e fantasia regnano sovrane tra sirene e ninfe di un luogo incantato. Il riferimento al mito greco è esplicito fin dal titolo Il Mythe Dior, ma l’idea originale è quella di interpretare un Théâtre de la Mode in linea con lo stile della maison. Un’occasione originale per presentare le 27 miniature degli abiti della collezione, contenuti in un baule.

Nell’ampia schiera spiccano tra gli altri Margiela, Ralph & Russo, Elie Saab e Iris Van Herpen. Tra gli italiani, Maurizio Galante e Valentino. Quest’ultimo presente solo per anticipare i temi della performance che si è tenuta a Roma il 21 luglio. Assenti all’appello Prada, Balenciaga e Armani Privè che ha rimandato la propria esibizione al 2021 a Milano.

Chiude la P/E 2021 Milano con le passerelle virtuali più attese

Last but not least Milano, le collezioni maschili per la stagione P/E 2021 svelate insieme ad alcune proposte cruise uomo e donna dal 14 al 17 luglio sui canali della Camera Nazionale della Moda Italiana che hanno concluso in bellezza questa stagione particolare, a metà strada tra la nostalgia della tradizione e la spinta al cambiamento.

Con 37 brand in programma e due eccezionali esibizioni fisiche, la capitale della moda italiana ha proposto un programma ricchissimo di eventi inaugurato dal benaugurante videomessaggio di Luca Finotti per MSGM che, sulle note di Coez, con Non so dove ma insieme celebra i giovani e l’amore.

L’eleganza italiana tra online e offline

A seguire l’esperimento di Prada con “la sfilata che non è mai accaduta”. Cinque video diretti da altrettanti registi che da differenti punti di vista elogiano l’unica cura alle complicazioni: la semplicità. Al termine della visione, il breve saluto di Miuccia che firma così l’ultima collezione prima della collaborazione con il nuovo co-direttore creativo Raf Simons.

Philipp Plein sbaraglia tutti con un video in cui è lui stesso modello per i propri capi tra braccia robotiche e giri su due ruote.

Spicca per la scelta dei colori e l’attenzione al prodotto Zegna che ha riportato in alto la minuziosità della sartoria italiana.

Chiude la Milan Digital Fashion Week Gucci con la diretta streaming di 12 ore della colle01zione Epilogue che si ricollega alla precedente An Unrepeatable Ritual. Ad accompagnare il video c’è anche il lookbook che svela modelli inediti indossati da coloro che hanno contribuito a realizzarli. La scelta dello streaming e della successiva narrazione è molto chiara nelle dichiarazioni di Alessandro Michele desideroso di immettere gli spettatori nel pieno processo che porta alla sfilata.

Dolce&Gabbana ed Etro non hanno invece voluto rinunciare alla versione offline, espressione della speranza per una normalità più che desiderata. La griffe dal cavallo alato si è esibita per un pubblico ristretto in una lussuosa sede alberghiera del Quadrilatero della Moda, mentre il duo più celebre ha scelto come location il campus dell’istituto Humanitas a sostegno dell’impegno sanitario.

Nelle giornate milanesi, si è visto il debutto dell’ampio spettro creativo dei designer italiani con le performance dalle grandi case di moda tra cui Scervino, Philosophy e Alberta Ferretti, e ha dato voce alle etichette più giovani. Tra le più singolari Sunnei e Magliano.

I numeri delle Digital Fashion Weeks

I dati ufficiali relativi alle settimane della moda online rilasciati dalle rispettive istituzioni mondiali in questi giorni confermano il successo delle iniziative.
Grazie ai numerosi partner che hanno permesso la condivisione dello streaming a livello mondiale (tra cui The New York Times, Kommersant Publishing House, Tencent Video e The Asahi Shimbun), Milano ha raggiunto complessivamente 15,1 milioni visualizzazioni con un earned media value di 6,2 milioni di euro, per il 58% sul totale di 10,7 milioni. Il monitoraggio di keyword e hashtag ufficiali, dell’impatto su web e social media, dichiara seconda Parigi con 2,7 milioni (pari al 25% del totale) e infine Londra che stima 1,8 milioni (pari al 17% del totale).

Invidiabile anche l’engagement della MFW sui social network che, secondo l’analisi di Dmr Group, tra Facebook, Instagram, Twitter, YouTube e Weibo, si stima oltre i 2 milioni raggiungendo un pubblico di 105,5 milioni di utenti anche grazie al coinvolgimento dei brand più attivi. Tra questi indubbiamente Gucci che ha battuto ogni record totalizzando oltre 35 milioni di visualizzazioni. Un traguardo duplice quello del brand del gruppo Kering che, come dichiarato a Pambianco, lo utilizzerà come un metro di sostenibilità:

In linea con l’approccio carbon neutrali, tutte le emissioni di Co2 provenienti dallo streaming digitale sono state misurate e verranno compensate in relazione al consumo energetico dei siti web e delle piattaforme social.

Numeri da capogiro anche per il défilé cruise di Dior a Lecce che ha radunato virtualmente quasi un terzo della popolazione italiana con oltre 20 milioni di spettatori.

Il Digital sarà il futuro?

I numeri confermano il successo delle edizioni digitali imprimendo energia positiva per l’edizione autunnale. Tuttavia, anche a causa del ridotto buzz degli influencer, il coinvolgimento online risulta relativamente inferiore rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Come ha dichiarato l’amministratore delegato di Launchmetrics Michael Jais a BoF quindi:

L’esperienza fisica rimarrà un pilastro del sistema moda, ma il vero successo si otterrà grazie all’unione dei due mondi nella creazione di momenti di grande impatto, condivisibili sia offline che online per massimizzare la diffusione.

Chiara Del Prete

Studentessa della terza edizione del Master "Design and Technology for Fashion Communication", percorso d'eccellenza - frutto del prestigioso accordo tra Università di Bologna e FRI - volto a formare professionisti della comunicazione del Fashion System e del suo patrimonio culturale e creativo, attraverso le tecnologie digitali.

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