“A Shaded View of Fashion Film” compie 10 anni

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Era il 2006 quando Diane Pernet, giornalista, fotografa, blogger anzitempo, talent scout, emblema di una creatività ricercata e all’avanguardia, fu incaricata da Mark Eley (Eley Kishimoto) di realizzare un film per il lancio del marchio maschile. Oltre a girare il documentario, Pernet scrisse sul blog il racconto del viaggio che la portò da Londra a Monte Carlo. Da quest’esperienza arrivò l’impulso per il lancio di un festival interamente dedicato al cinema di moda. D’altronde, Pernet ha dichiarato in diverse interviste di “aver sempre amato cinema e moda”.

Il primo festival, intitolato You wear it well debuttò a Los Angeles al CineSpace lo stesso anno ponendo le basi per l’ASVOFF – A Shaded View of Fashion Film che trionferà il settembre di due anni dopo, con la prima edizione al Museo Nazionale Jeu de Paume di Parigi. Dal 2009 il festival anima il Centre Pompidou a Parigi, prima di visitare alcuni dei principali musei, istituzioni culturali ed eventi del mondo nei circuiti della moda e del cinema.

Nel 2008, Diane Pernet è stata acclamata per il suo spirito pionieristico su diversi media digitali ed è stata scelta come una delle più influenti blogger globali, e ora che il suo ASVOFF compie i primi 10 anni abbiamo fatto una chiacchierata con lei per scoprire di più della sua visione e della sua esigenza di “smuovere” la moda portandola sempre verso limiti nuovi. Attraverso la magia del cinema, Diane Pernet è stata in grado di insegnare agli imprenditori più dinamici come sfruttare il potere virale delle immagini per raccontare i loro marchi e venderne i prodotti.
Una scelta comunicativa irrinunciabile oggi per i brand di moda che ha portato Fashion Research Italy a dare il via al Corso d’Alta Formazione in Fashion Film & Multimedia Design per formare designer di domani con professionalità complesse e interdisciplinari.

Se dovesse riassumere questi primi 10 anni di ASVOFF?

I momenti salienti includono sicuramente il tributo a William Klein intervistato da Rossy de Palma, l’omaggio a Jerry Schatzberg e Mike Figgis quando ASVOFF è andato al FIAF di New York, un tributo a Michael Nyman a Milano in Corso Como, un omaggio ad Alejandro Jodorowsky al Centre Pompidou. ASVOFF è stato proiettato per 7 anni al Centre Pompidou ed è stato meraviglioso. C’è molto di più naturalmente, ma questi sono alcuni dei punti salienti…

Oggi sembra essere fondamentale per ogni brand di moda…

Quando ho iniziato il mio primissimo festival di moda, era il 3 agosto 2006 e nessuno sapeva cosa fosse un film di moda. Ho dovuto spiegarlo per anni. Ora guarda il settore…non esiste un marchio di piccole o grandi dimensioni che non usi il fashion film come un modo per esprimere la propria identità di marca.

Se si considera la moda un racconto, pensa che il successo del fashion film sia perché è una nuova forma di storytelling?

Direi di sì, io sono molto più interessata a raccontare storie che al product placement, perché penso sia molto più potente e permetta di sperimentare di più. Da sempre, il cinema, se fatto bene, riesce a portare lo spettatore laddove non è mai stato e non abbandonarlo con lui. Non c’è data di uscita: un buon film è un buon film. Può valere lo stesso per il fashion film.

I social media interferiscono o influenzano?

Amo i social media, instagram, le stories, è una comunicazione immediata e se fatta bene piacevole allo stesso tempo. Chiunque oggi è costantemente sul proprio telefono, scattando fotografie o registrando piccoli video. Le persone hanno una capacità di attenzione molto più breve, è vero, non è una novità, ma quando le luci al cinema si spengono, se riesci a trascinare le persone nel tuo mondo, allora sta funzionando e non c’è social network che tenga.

Nella produzione di un film di moda, esiste un confine tra arte contemporanea e moda?

In un film di moda si fondono tutte le arti, il sound design e la direzione artistica sono importanti quanto la sceneggiatura, la recitazione e la direzione. Tutto funziona insieme e un mezzo influenza l’altro. Questo è il film di moda al suo apice. Dove sarebbe stato Yves Saint Laurent senza l’influenza di artisti come Claude Lalanne o Mondrian? Si tratta di come e da dove si prende ispirazione.

Quindi qual è la ricetta per un buon corto di moda?

Essenzialmente direi che è la stessa usata per ogni film cinematografico. Se prendi tutti i criteri: direzione artistica, fotografia, montaggio, recitazione, sound design e il film spicca in modo eccellente in tutti, allora hai la ricetta perfetta. E’ importante l’equilibrio tra le parti.


 
   
 

5 Fashion Film imperdibili?

Jumper by Justin Anderson che ha vinto ASVOFF 2014, She Said She Said di Stuart Blumberg, che vinse invece il premio per Best Acting all’ASVOFF 2013, Hungry for Love di Justin Ambrosino, ASVOFF Grand Prize del 2015, GLOW di Ivan Olita premiato come Best Cinematography l’anno scorso e direi anche Sgualdrina di Nadia Lee Cohen per il premio Best Art Direction del 2010.

Costanza Rinaldi

Giornalista di Lifestyle. Le piace scoprire nuovi progetti nei quali cerca sempre contaminazioni tra l’arte, il design e la moda. Si occupa di comunicazione visiva e collabora con diverse testate, tra cui Living, Pambianco, RClub e ManInTown, per cui scrive di design e cultura.

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