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Fashion Film e Multimedia Design: cinema e moda si incontrano nel nuovo corso FRI

Cinema e moda: amore a prima vista fin dall’Hollywood in bianco e nero. E grazie al Web e ai social media oggi la loro sinergia si stringe sempre di più: video e cortometraggi al centro delle strategie di comunicazione dei brand di moda.

A ottobre 2018 la Fondazione Fashion Research Italy propone il nuovo corso Fashion Film e Multimedia Design, tra comunicazione e narrazione, tecnologia e arte.

Ci introduce l’attuale panorama e il progetto Alessandro Cecchini, Direttore Formazione della Fondazione FRI e curatore del corso.

Cinema e moda a braccetto da sempre, con il grande schermo che consacra volti, capi e accessori, atteggiamenti…

Diciamo che il legame tra i due mondi, nel senso più nobile, è qualcosa che dura da tanto, quando ancora Columbia e Paramount avevano grandissime costumiste, che facevano moda all’interno del cinema. Da una situazione in cui il cinema dettava la moda poi questi due mondi sono entrati sempre di più in contatto, per cui le contaminazioni vengono da una parte e dell’altra, fino a una situazione in cui è la moda che definisce i paradigmi del cinema.

Quasi un gioco di riflessi…

È difficile capire dove inizi l’uno e finisca l’altro. Al di là di questa che è la parte più nobile, consacrata dal Cinema con la C maiuscola, quello che viviamo oggi è un ritorno del media film, in particolare del cortometraggio, come strumento di comunicazione e marketing sempre più sofisticato e coinvolgente. E sicuramente un acceleratore di questo sono stati i social media, dove i post di maggiore successo sono quelli dove si comunica un contenuto video.
E così il corso Fashion Film e Multimedia Design che abbiamo pensato si inserisce in questa direzione: formare dei tecnici visual designer e grafici in grado di utilizzare efficacemente questi strumenti per servire le aziende moda. E da qui nasce l’idea di un percorso di studi a metà tra il culturale e il tecnico.

Ci spieghi meglio?

Da una parte è indispensabile offrire ai corsisti le basi di conoscenza teorica, dalla storia del cinema a quella della fotografia e della moda, per creare una sensibilità utile all’interpretazione delle esigenze dei fashion brand. Non diamo per scontato che gli studenti che entrano nel corso abbiamo già avuto dei contatti con il mondo della moda o con il mondo del cinema, per cui pensiamo che debbano essere formati con una serie di nozioni teoriche.
Poi si entra nel tecnico, con la ripresa, l’editing, il post-editing etc., per arrivare al prodotto finito che, dovendosi riferire al mondo moda, ha necessità di avere standard di eccellenza.
La sfida: non insegniamo solo la tecnica, ma è fondamentale riuscire a leggere e interpretare quelli che sono i valori, la filosofia e l’identità di un brand per poi dare loro forma attraverso il meglio del video.

Parli di valori, di filosofia del brand…

Il valore di un brand non sta solo nelle qualità materiali di un prodotto, la moda è anche un sistema di valori immateriali, è una storia, l’immaginario che è sotteso a un prodotto. C’è un’idea, un racconto, c’è un designer: come li comunico? Il fashion film può dare concretezza a questi valori, come la fotografia e tutti gli altri media che il mondo della moda utilizza.
Il cinema ha una carica e una forza uniche: parliamo di arte nella propria massima espressione, che coinvolge più aspetti ed elementi, dall’audio alla fotografia, la scenografia…. E quindi più di altri strumenti è in grado di veicolare i valori di un brand, di raccontare storie per eccellenza.

Per entrare ancora più nel vivo del corso, come avete pensato il corpo docenti?

I nomi sono molto vari e si riferiscono ad ambiti molto diversi: c’è chi verrà a parlare di comunicazione della moda, come le testimonianze dell’agenzia di Pubbliche Relazioni di Milano Negri Firman, Avremo dei grafici importanti come David Carson, poi degli studi che lavorano nell’ambito multimedia, digitale e design come Uwe Bruckner, per competenze specifiche. E ancora, chi si occupa di video e di corti come Senso. La cifra caratteristica di questi corsi, a nostro avviso per essere vincenti, deve essere l’ibridazione delle competenze.

Cosa intendi?

Usciamo da un periodo – o siamo ancora in un periodo – nel quale si è assistito a una specializzazione molto forte, e non può che essere così, perché il mondo è sempre più complesso e articolato e quindi, necessariamente, si tende alla specializzazione. Ma in questa complessità di argomenti servono figure di coordinamento, in grado di muoversi da una disciplina all’altra in maniera consapevole, interfacciandosi anche con una pluralità di figure professionali. Così, i nostri corsi raccolgono questa sfida: unire competenze provenienti da ambiti diversi per creare dei profili in grado di coordinare i differenti processi che fanno capo alla comunicazione della moda.

Alla fine del corso quindi gli studenti imparano anche abilità tecniche per fare un video?

Sì, per esempio la collaborazione con la New York Film Academy va in questa direzione: capire il prodotto video per imparare a coordinare una produzione dall’inizio alla fine.

Una domanda più romantica ora: un film, di ieri o di oggi, per te indimenticabile?

Ah, difficile! In generale guardo un po’ tutto, mi appassionano le storie. Nell’ambito cinema e moda in particolare sono affezionato a “Cenerentola a Parigi” – o “Funny Face” in originale, anche per un’esperienza che abbiamo condotto con la Cineteca di Bologna che l’ha proiettato in occasione dell’inaugurazione della Fondazione nell’ottobre dello scorso anno.
Audrey Hebpurn è una ragazza acqua e sapone che lavora come commessa in una libreria e poi diventa modella. Direi che è un riferimento molto grazioso e sempre affascinante. La maggior parte dei suoi abiti è disegnata dalla leggendaria costumista americana Edith Head ma in questo film indossa già Hubert de Givenchy.


Caterina Lunghi

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