Fashion eCommerce Pills: Cos’è l’e-commerce?

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Customer experience, pure player, omnichannel, cross e upselling, molti sono gli aspetti che è necessario conoscere e padroneggiare per realizzare un fashion e-commerce di successo. Spesso la terminologia impiegata deriva dalla lingua inglese e viene utilizzata anche in modo inappropriato per definire fenomeni, processi o aree del mondo delle vendite online, generando confusione.

Nasce così la rubrica Fashion eCommerce Pills, un appuntamento per chi si accosta a quest’ambito in continua espansione, ma anche uno spazio di approfondimento per chi ne è già parte, grazie ai consigli e alle riflessioni degli esperti del corso di Alta Formazione Fashion E-Commerce Management di Fashion Research Italy.

Iniziamo quindi con una definizione basilare di e-commerce: “L’e-commerce – o commercio elettronico – è un processo di acquisto, vendita, trasferimento o scambio di prodotti, servizi e /o dati tramite reti elettroniche e computer”.
Per questa breve anticipazione della rubrica abbiamo chiesto a Federico Venturoli – CEO di GLAM Srl, agenzia di consulenza strategica da anni leader del settore dell’e-business fashion & luxury, di introdurci le prime distinzioni da fare in ambito e-commerce.

Federico, quali sono le principali tipologie di e-commerce?

Ne esistono principalmente quattro: tra business e business (B2B), tra business e consumatore finale (B2C), tra consumatore e consumatore (C2C) e tra consumatore e business (C2B).
Per quanto riguarda il Business to Consumer (B2C), da qualche anno stiamo assistendo ad un importante incremento degli investimenti delle realtà fashion sia nello sviluppo del loro progetto monobrand sia per le realizzazioni di flussi omnichannel sempre più evoluti e finalizzati a portare al centro del progetto il cliente.

Oggi che l’e-commerce non è più una novità, ma una realtà riconosciuta, si sente sempre più parlare di pure player. Cosa significa?

Per pure player, si intendono tutti quegli attori che utilizzano internet quale unico canale di vendita, ma non solo. Oggi parliamo di una sfida non banale! Per prima cosa occorre essere consapevoli che un “pure player” nasce da un’idea, che poi diventa un “nome”, un brand, che deve essere veicolato ad un pubblico che ancora non lo conosce. Non stiamo parlando “solo” di investire e sviluppare un e-commerce, ma pensare e lavorare in parallelo sulla creazione di un vero e proprio brand. Pensiamo ad esempio a YOOX: nel 2000 era una bella idea conosciuta solo dal suo fondatore – Federico Marchetti – ora è una meravigliosa realtà, che di fatto è diventata anche un importante brand conosciuto in tutto il mondo.

In alcuni casi, possiamo dire che questo touch point digitale sia a sostegno delle attività offline…

Certamente, come nel caso dell’info-commerce. Il 94% degli utenti si informano online prima di effettuare acquisti in un negozio tradizionale. Parliamo anche di chi non ha mai comprato su internet, ma utilizza le piattaforme digitali per informarsi sui prodotti, sulle caratteristiche, sui brand ed arrivare pronto al momento dell’acquisto, anche se in un punto retail fisico.
Per questo motivo diventa sempre più importante il tema della “online reputation”, ma questo sarà il tema di un prossimo articolo.

Grazie a Federico Venturoli per essere stato il primo ospite di questa nuova rubrica e non perdetevi il prossimo articolo sul tema dell’insourcing ed outsourcing.

Andrea Cimatti

Responsabile dei corsi di Alta Formazione in Fashion E-commerce Management e Fashion Film & Multimedia Design per la Fondazione Fashion Research Italy. Già consulente e-commerce e business developer per realtà in ambito moda, arte e innovazione.

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