L’Italia del fatto a mano si rilancia con “Itally”

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L’Italia è la culla dei mestieri artigianali, di quel saper fare che da sempre contribuisce alla competitività di settori come la moda e il design. Una tra le filiere più importanti al mondo, composta di piccole e medie manifatture con una forte vocazione all’export, che oggi risulta tra le più colpite dalla pandemia.

Se le produzioni internazionali, soprattutto asiatiche, hanno ormai raggiunto alti livelli sul piano dell’innovazione, l’unico aspetto su cui non possono competere è proprio quel capitale intangibile fatto di abilità, passione e tradizione che è il risultato di un’eccellenza tramandata di generazione in generazione. Un valore aggiunto che caratterizza i prodotti del nostro Paese, destinati a mercati di nicchia o globali come quelli delle maison del lusso che ricorrono alle competenze dei maestri artigiani per alimentare una produzione d’èlite.

Tuttavia, la stretta osservanza della tradizione non è sufficiente a competere sui mercati internazionali. Come scrive Stefano Micelli – economista e docente di International Management all’Università Cà Foscari di Venezia – su Il Sole 24 Ore:

In uno scenario segnato dall’impatto delle tecnologie 4.0, limitarsi a conservare gesti e saperi ereditati dalla storia non basta.

Al giorno d’oggi diventa essenziale saper accogliere la digitalizzazione, così fortemente accelerata da questa crisi economica e sociale, sfruttando le straordinarie opportunità offerte dalle nuove tecnologie all’industria del “su misura”. Una su tutte la possibilità per artigiani e piccoli brand, spesso nell’ombra come controterzisti per imprese più grandi, di farsi conoscere dal grande pubblico, senza intermediari, facendo percepire il proprio valore.

Proprio con l’intento di promuovere l’artigianato italiano nel settore moda, tre anni fa nasce Itally. 

Raccontiamo l’esperienza, la vita, le storie e i prodotti di chi realizza, ogni giorno, cose bellissime fatte con il cuore e con le mani.

Inizia così il viaggio di Emanuele Tabellini che, con il suo team, ha scelto lo storytelling digitale per portare il Made in Italy nel mondo.

Emanuele, perchè il nome Itally?

Cercavamo parole che potessero richiamare subito “the italian way”, il modo italiano di fare le cose. Ci siamo basati sul costrutto grammaticale con cui in lingua inglese si trasforma un aggettivo in un avverbio, ma l’abbiamo volutamente applicato in maniera errata, aggiungendo il suffisso “-ly” a un sostantivo: Italy. Fondamentalmente è una parola nuova, inesistente e “sbagliata”, ma il suono ci è piaciuto subito e ci siamo innamorati. Ecco come è nato il nome Itally, dallo stravolgimento delle regole.

Cosa vi ha spinto ad intraprendere questa nuova avventura?

La scoperta di tante piccole-medie imprese che portano avanti il marchio Made in Italy, che sono poco conosciute perché non godono di visibilità propria. Lavorano per commesse di grandi player dell’industry fashion & luxury, ma non hanno un marchio proprio e così le loro creazioni e il loro talento, rimangono spesso sconosciuti al pubblico. Il nostro progetto vuole quindi essere il loro portavoce, la voce per questi creativi italiani che, ancora oggi, una voce non ce l’hanno o stentano ad averla.

Chi può partecipare? Come funziona?

Artigiani, imprese di moda e contoterzisti che abbiano investito in prodotti originali e di qualità e siano alla ricerca di nuove opportunità per affrontare il futuro. Verranno selezionate le linee più significative per cui saranno creati dei contenuti multimediali che ne raccontino la storia facendone emergere l’unicità.

Foto, video e dirette daranno vita ad uno storytelling digitale del lavoro dei partner della community, le cui creazioni verranno rese disponibili sull’e-shop. Riceveranno una percentuale sulle vendite, ma non dovranno sostenere nessuna fee né vincolo di impegno. E’ il nostro modo di sostenere il nostro Paese durante questa difficile situazione economica e sociale.

Cosa deve comunicare un prodotto?

Crediamo nella qualità come punto chiave del nostro progetto, una qualità che sia però sostenibile, che rispetti l’ambiente e la comunità di riferimento. In futuro Itally avrà piacere di integrare nel suo business artigiani che offrono una qualità 100% italiana, con materie prime che derivano da una filiera produttiva in linea con le direttive europee per la sostenibilità della moda, nel rispetto dell’ambiente e della sicurezza sul lavoro, così come della riduzione degli scarti (in grandi quantità nel settore tessile), supportando quindi logiche di economia circolare.

Come accordare tradizione e innovazione per valorizzare il sapere artigianale?

La tradizione custodita dalle realtà manifatturiere a volte può non essere apprezzata al meglio perché non supportata da adeguate strumentazioni che ne restituiscano il valore. Viviamo infatti in un mondo globalizzato, dominato da grosse multinazionali che hanno la capacità di raggiungere il grande pubblico in tempi rapidi e con la massima efficacia. Il piccolo artigiano, che spesso non dispone di questi tool e di queste competenze, rischia invece di rimanere penalizzato da certe logiche di mercato che rendono le sue creazioni secondarie.
Tecnologia e strategia invece, se ben sfruttate, possono aiutare anche le realtà di nicchia ad emergere tra i big player dell’industria e a farsi conoscere direttamente. Questa è la mission che si propone Itally.

In un’epoca sempre più virtuale, quanto è importante il “toccare con mano”?

Sempre di più. Al giorno d’oggi il ritorno alle origini ed al perché si fanno certe cose è particolarmente apprezzato dai consumatori, sempre più responsabili e critici.
Vedere una produzione artigianale dal vivo, toccare un prodotto di pelle appena realizzato, sono emozioni che non si perderanno mai e che non potranno mai essere sostituite dai macchinari. La magia, la passione, il fascino che si cela dietro il “fatto a mano” non sarà riproducibile con strumenti differenti, è un’emozione che solo l’essere umano è in grado di far vivere.
Ecco perché pensiamo che l’artigianato potrà esistere in eterno, affiancato da nuovi strumenti ed occasioni come le sfilate digitali e le fiere virtuali, che non si escludono l’un l’altro ma anzi, si potenziano.

Avete scelto di raccontare questa esperienza sui social, è un messaggio per le nuove generazioni?

Esattamente! Spesso il trasferimento di preziosi saperi, vissuti e conoscenze diventa difficile o non propriamente immediato. Soprattutto dopo questa pandemia, che sta mettendo tutti a dura prova, temiamo che tanti giovani possano non avere il coraggio di intraprendere il mestiere imparato dai padri, di rimboccarsi le maniche per mantenere vivo il marchio Made in Italy. Nel nostro piccolo, abbiamo così sentito forte l’esigenza di offrire loro un supporto, raccontandone storie ed esperienze.

Per farlo, abbiamo scelto i social perchè crediamo nel supporto che il digitale dà a tutte le realtà, che siano piccole o grandi. Ci consentono di comunicare rapidamente, raggiungendo tutti, anche nelle loro case e sono un valido modo per coinvolgere e appassionare, due dei “mantra” di Itally.

L’emergenza Covid 19 ha posticipato il vostro viaggio.
Cosa vi aspetta?

Eravamo pronti per partire, la prima tappa era la California. Avevamo già coinvolto i brand, allestito il fashion truck ed organizzato il nostro arrivo oltreoceano. Ma l’emergenza Covid-19 ha cambiato i nostri piani, rendendo impossibili tempi e modi in cui il progetto era stato pensato. Ha dovuto cambiare forma e ora sta diventando un e-commerce che fra poco sarà visibile al pubblico. Promuoveremo e venderemo i bellissimi prodotti creati ogni giorno dalle mani degli artigiani che, nonostante le difficoltà, si stanno dando da fare per mantenere alto il nome della moda italiana, corredati dalle storie che li vedono protagonisti.

Un’avventura che siamo certi appassionerà migliaia di persone. In attesa che il fashion truck possa ripartire per il primo viaggio “on the road”, potete trovare il team di Itally a info@ital.ly!

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