Outsourcing VS Insourcing. Cosa conviene?

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Chiunque possieda uno store online o stia valutando di aprirne uno, si è posto o si porrà questa domanda. Ma si può dare una risposta che valga per più di un singolo caso specifico? Partiamo come sempre dalla definizione di outsourcing e insourcing per poi confrontarci su questo tema approfondito durante il corso di alta formazione in Fashion E-commerce Management della Fondazione Fashion Research Italy.

OUTSOURCING: è l’appalto a una o più società esterne di determinate funzioni o servizi, o anche di interi processi produttivi.

INSOURCING: la circostanza per cui l’attività in oggetto venga svolta dai dipendenti di un’azienda, piuttosto che essere eseguita da un’altra organizzazione. Può anche essere definita come il trasferimento, all’interno di un’azienda, di servizi e funzioni precedentemente appaltati a fornitori esterni.

Quali sono i principali vantaggi dell’outsourcing?

Se parliamo di full outsourcing, cioè dell’esternalizzazione completa del proprio progetto, allora parliamo di un go-to-market più veloce, una riduzione dell’investimento iniziale e dei rischi imprenditoriali, una maggior competenza specifica sull’e-commerce e sul mercato data da professionisti con esperienza comprovata, con la possibilità di ottenere risultati in tempi più brevi. Essendo tutto esternalizzato, l’effetto diretto sull’organizzazione ed i processi aziendali pre-esistenti non sarà troppo impattante, con un rischio inferiore da parte della proprietà anche nella gestione delle risorse umane (assunzioni, formazione, avvicendamenti, ecc.).
L’esternalizzazione delle attività è una soluzione modulabile che ogni azienda può personalizzare come meglio crede e con un maggiore o minore grado di profondità delle attività per singola area, ma teniamo sempre bene a mente che sono le competenze che fanno il successo di un ecommerce.

…e le ragioni per preferire l’insourcing?

Questo modello, anche detto in-house, è solitamente scelto se si dispone di un importante budget, di competenze ed esperienza e quando la visione del business online va oltre il breve-medio termine. Questo tipo di approccio ha un grande e importantissimo vantaggio, prevede il controllo di tutta la filiera ed in particolare degli aspetti clou dell’e-commerce come le operations ed il rapporto con il cliente finale, con la possibilità di delegare, in un modello un po’ ibrido, alcuni servizi ad aziende con conoscenze più specifiche. Questo, ad esempio, può capitare per il digital marketing, la digital production, la realizzazione della piattaforma online a livello tecnico, ecc.

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Quali aspetti conviene esternalizzare e quali non lasciare mai in gestione a terzi?

La tendenza è ragionare per singole aree (Customer Care, Web Marketing, Logistica, Digital Production, ecc.) valutando cosa sia meglio mantenere all’interno e cosa esternalizzare immaginandosi una roadmap di più anni che preveda una progressiva internalizzazione delle funzioni al crescere del business.
Almeno all’inizio di un progetto di fashion e-commerce, se si dovessero individuare 3 aree da affidare ad un partner esterno, queste potrebbero essere la digital production, il web marketing e lo sviluppo della piattaforma secondo le esigenze specifiche. Un’altra opzione potrebbe essere il web design ed una consulenza più tecnica sulla User Experience.
Uno degli aspetti centrali di un e-commerce da non delegare mai in toto è la gestione delle operations, accompagnata dall’essenziale analisi dei dati e dello sviluppo strategico che rientrano nell’area della business intelligence. Per le attività di BI ci si può far affiancare da agenzie di consulenza, ma bisogna comunque mantenere il controllo interno di queste attività di vitale importanza per la strategia e la crescita di un e-commerce.
In generale, è quindi consigliabile sviluppare progetti digitali flessibili che mantengano in headquarter il controllo e il monitoraggio costante di tutte le principali leve di business e di comunicazione ed investire nella formazione per costruire un team interno specializzato e capace che porti il know how vicino al cuore del brand con conseguente riduzione delle spese dovute a consulenze e servizi esterni.

Parlando di outsourcing e insourcing per un e-commerce di moda, c’è una soluzione adatta a tutti?

Concludiamo con uno dei quesiti che ci siamo posti all’inizio di questo articolo la cui risposta è molto semplice: no, non possiamo. Non esiste una soluzione migliore in senso assoluto e forse bisognerebbe dubitare di un e-commerce manager che sostenga il contrario. Esistono però alcuni pro, elencati in questo articolo, e altri contro che saranno oggetto di futuri approfondimenti che devono essere valutati caso per caso, situazione per situazione, a seconda di molte variabili: la fase in cui si trova l’azienda, le dimensioni, il budget e il tempo che si ha a disposizione per l’avvio del progetto, gli obiettivi e le scadenze, le competenze e le risorse umane a disposizione e il margine di manovra dell’e-commerce manager o di chi guida il cambiamento in azienda rispetto ai vertici dell’impresa.

Andrea Cimatti

Responsabile dei corsi di Alta Formazione in Fashion E-commerce Management e Fashion Film & Multimedia Design per la Fondazione Fashion Research Italy. Già consulente e-commerce e business developer per realtà in ambito moda, arte e innovazione.

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