Serie tv e moda: Come anticipare e influenzare i prossimi fashion trends

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Una ragazza con l’hijab tiene le mani su Tricky Trap, un gioco degli anni ’70. Un ragazzo le ha spiegato che il gioco è rotto, l’unico modo per vincere è svitare il tappo e aprirlo. A volte per vincere è necessario barare. La ragazza si chiama Sana, è una delle protagoniste di SKAM Italia, serie teen di enorme successo, arrivata alla quarta stagione. Sana è una ragazza italiana e islamica, che vorrebbe abitare due mondi simili, ma molto lontani. Da un lato quello delle sue compagne di classe, scanzonate e amanti delle feste, dall’altro quello della sua famiglia, tradizionalista e riservata. Per vincere a questo gioco, Sana dovrà imparare a uscire dai suoi schemi, a barare alle regole che si è data.

Cosa ci insegna il finale di stagione di una serie tv? Perché pensiamo sia così importante? Ci interessa perché spesso la fiction è in grado di raccontare la realtà molto meglio di altri mezzi. Altre volte sa addirittura anticipare mode e tendenze. SKAM Italia ne è un grande esempio. Il suo successo va sicuramente ai dialoghi taglienti e alla recitazione fresca ed efficace. Ma soprattutto alla sua capacità di saper prevedere trend e visione sulla generazione Z. Una di quelle che racconta è per esempio la tendenza fashion legata all’abbigliamento sportivo e swimwear delle ragazze islamiche. Ormai capitalizzata anche da brand importanti come Nike, che nel 2018 ha commercializzato l’Hijab Pro. Realizzato con la collaborazione di Amna Al Haddad, campionessa olimpica degli Emirati Arabi, e altre atlete musulmane come la pattinatrice Zahra Lari.

Le tendenze moda e il mondo delle web series

Analizzando il rapporto tra tv e Moda, non si possono non citare alcuni esempi capitali, in cui la tv e la serialità hanno dettato legge nell’interpretare trend. Sex and the City su tutti, un vero fenomeno di costume. Una Bibbia fashion per tutte le sue fan, che si rivedono nelle quattro inseparabili amiche newyorkesi. Per non citare la passione smisurata della protagonista per le scarpe – soprattutto Manolo Blahnik e Jimmy Choo. E non possiamo non citare Pretty Little Liars, Material Girl, o ancora Mr. Selfridge, basata sul romanzo Shopping, Seduction & Mr. Selfridge di Lindy Woodhead, incentrata sulla vita funambolica di Harry Gordon Selfridge, fondatore di una delle più famose catene di abbigliamento del Regno Unito.

Caso di retromania fashion per eccellenza è invece Mad Men, con la sua ricostruzione perfetta della New York anni ’50. Non solo ricostruisce un immaginario mitico e sempre affascinante, ma lo attualizza grazie a personaggi indimenticabili, visti attraverso una sensibilità contemporanea. Tanto che Banana Republic, nel 2011, presentò una capsule collection ispirata proprio ai pubblicitari dell’agenzia Sterling & Cooper.

Altri i brand di moda che hanno dimostrato il proprio interesse per il mondo delle serie tv perché, mai come oggi, la cura nella definizione di un personaggio passa anche e soprattutto per la costruzione del look, successivamente imitato dai giovani fruitori. Così, Diesel rielabora le tute di Tokyo, Lisbona e Rio della fortunata La Casa di Carta, mentre Levi’s reinterpreta in chiave moderna i propri capi degli anni Ottanta per vestire Unici e gli altri personaggi di Stranger Things.

Non solo moda per la Generazione Z

Emblematico anche il recente successo di Bridgerton, serie Netflix prodotta da Shonda Rhimes e creata da Chris Van Dusen e basata sui romanzi di Julia Quinn. Ambientata tra l’aristocrazia inglese del 1823, Bridgerton sovverte i canoni della fiction storica. Ci riesce grazie a un approccio che premia l’inclusività, la sensualità e l’essere spregiudicato dei suoi personaggi e dei loro costumi. Una serie che sembra portare temi conosciuti e ambientazioni altrimenti già viste, in una contemporaneità sfrenata, in cui la Generazione Z possa riconoscersi come in uno specchio.

Bridgerton non intercetta solo tendenze fashion ma anche politiche, di costume, di possibilità di esser rappresentati. Non a caso per questa produzione si è parlato di color-blind casting. Ovvero di non tener conto della pigmentazione degli attori rispetto alle loro possibilità di interpretare un certo personaggio storico. Un approccio che sembra far invecchiare di colpo produzioni più celebrate, ma allo stesso tempo concentrate unicamente a mantenere gli standard.

Se desideri approfondire il legame tra moda e cinema, leggi l’approfondimento sullo storytelling e il viralvideo e scopri come i brand interagiscono sui social!

Ferdinando Morgana

Si occupa di progettazione e organizzazione didattica per la Fondazione Fashion Research Italy, seguendone i progetti per le scuole e i corsi di Alta formazione.

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