Stampa tessile: l’arte della serigrafia

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Tra le tecniche più utilizzate per le produzioni industriali di tessuto, troviamo la serigrafia. Tra le stampe dirette o in applicazione si caratterizza per la separazione dei colori e la loro giustapposizione in sequenza sul tessuto per ricomporre l’immagine originale.

I capi più raffinati, come i foulard, sono tutt’ora ottenuti con la tecnica della stampa serigrafica in cui l’alta penetrazione del colore consente un fronte e un retro quasi identici. E capite bene come sia importante che attorno al collo la seta decorata sia sempre uniforme nella brillantezza e non presenti antiestetiche parti sbiadite o addirittura bianche!

Sicuramente questa qualità è molto apprezzata, ma anche l’aspetto tecnico-realizzativo è davvero affascinate.

Il procedimento di stampa serigrafica

Tutto parte dalla selezione del disegno che si desidera trasporre sul tessuto, poi si passa in stamperia per la separazione dei colori. Qui ciascuno sarà isolato e stampato in nero su un foglio trasparente che prende il nome di lucido o pellicola.

A questo punto comincia il vero processo di fotoincisione che consiste nell’incidere una matrice per ciascuna tinta con la relativa sagoma d’ingombro. A seconda che il procedimento di stampa, sia a quadro o rotativa, le tele sintetiche delle matrici, generalmente realizzate in nichel e chiamate in gergo tecnico “buratti”, sono rispettivamente montate su telai o su cilindri. Funzionano grazie a piccolo fori che risultano aperti solo in corrispondenza della traccia del disegno, così da permettere il passaggio del colore. In questo modo, il resto della superficie risulta preservato.

Il disegno è infine ricostruito tramite la sovrapposizione delle matrici inchiostrate, per questo viene fatta prima una prova su carta utile per verificare la corretta sovrapposizione dei colori.

Terminata questa fase, si procede con la stampa serigrafica sul tessuto, concludendo un processo complesso che vedremo in modo più approfondito nei prossimi articoli di questa rubrica.

La storia dell’arte serigrafica

Ma quali sono le origini di questa antica arte? Per scoprirlo dobbiamo tornare all’Antico Egitto, anche se la spinta creativa verso l’industrializzazione va collocata nel 1600, probabilmente legata agli indiennes, tessuti indiani, o alla tecnica del pochoir o stencil utilizzata dai giapponesi per decorare tessuti, ceramiche e oggetti, diffusa in Europa in quel secolo.
La meccanizzazione avvenne gradualmente:

  • Nel 1790 Leitenberger creò la prima macchina a stampi;
  • Nel 1785 lo scozzese Bell brevettò il cilindro mentre l’inglese Simon ideò il quadro con buratto in seta;
  • Nel 1830 il francese Perrot inventò la Perrotine, una macchina per la tecnica a quadro con matrici in legno (una sorta di stampa a tampone meccanizzata), poi perfezionata dal tedesco Hummel che inserì anche il movimento rotativo;
  • Nel 1915 l’americano Pilsworth mise a punto un metodo per stampare più colori con un unico telaio;
  • Infine, nel 1920 in America venne costruita la prima macchina serigrafica che diede il via alla diffusione di questa tecnica.

Pro e contro del processo di stampa

Sono diverse le ragioni che hanno dettato la fortuna della serigrafia, tra cui diversi motivi tecnici, ma anche valutazioni di tiratura e tipologia di disegno. Per esempio, se si devono produrre dei capi di ottima fattura o che necessitano corrispondenza tra recto e verso è sicuramente la scelta migliore poiché la caratteristica distintiva di questo processo di stampa è l’alto grado di inchiostrazione che fa sì che il colore permei molto bene nella fibra. Così come è perfetta se si devono realizzare grandi quantità di tessuto con uno stesso disegno, complice anche l’adattabilità a quasi ogni tipo di supporto e la possibilità di stampare colori particolari come glitter, fluo, tinte metalliche, flock, devoré, …

Ora, però, è corretto parlare anche degli svantaggi, in primis i tempi dilatati e i costi onerosi necessari per la produzione dei telai e l’impostazione della macchina. Un aspetto che incide anche sul numero dei colori che rimane contenuto, generalmente non più di sei, rendendo la stampa con serigrafo più adatta ai disegni con poche sfumature. Se si devono riprodurre molti pattern in poco tempo si sceglieranno con più efficacia altre soluzioni, come l’inkjet, che sta prendendo piede in modo molto veloce.

Questo articolo vi ha incuriosito? Leggete i restanti della rubrica dedicati alle tecniche di stampa più utilizzate, tra cui l’approfondimento sullo stampato romagnolo, tipico della nostra regione e prenotate un appuntamento presso l’archivio della Fondazione Fashion Research Italy. Troverete molti disegni concepiti dai più importanti studi di Textile Design testimonianza di quest’arte.

Silvia Zanella

Archive Assistant Fondazione FRI, si è occupata della catalogazione e organizzazione del Fondo Renzo Brandone ed è referente didattico del corso "Archivi della moda: heritage management".

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2 responses to “Stampa tessile: l’arte della serigrafia

    1. Gentile Grazia,
      la stampa a quadro o a cilindro quindici-vent’anni fa era la tipologia di stampa più comune anche perché la stampa inkjet non esisteva o era agli albori.
      Attualmente, visti i costi più alti e i tempi di stampa più lunghi rispetto alla digitale, viene impiegata soprattutto dai marchi del lusso che desiderano avere un risultato di penetrazione del colore eccellente, in particolare da chi produce foulard di qualità perchè permette di avere fronte e retro praticamente identici (si pensi ai carré di Hermes).
      Buona giornata!
      Silvia

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