UN RICCO PATRIMONIO ARCHIVISTICO DIGITALIZZATO E UN ARCHIVIO DIGITALE DI MODA

Il concetto di “archivio” esprime implicitamente l’esigenza viscerale che l’uomo avverte di tramandare ai posteri la documentazione che produce.

La Fondazione Fashion Research Italy percepisce questa necessità e crede che sia fondamentale preservare la memoria delle aziende d’impresa di moda. Per rispondervi ha scelto due vie: la conservazione degli archivi fisici di due imprese e la creazione di un archivio digitale di advertising di imprese di moda.

Quanto alla prima, FRI ha acquisito l’archivio storico della converter milanese di proprietà di Renzo Brandone e ha ricevuto la donazione di parte di quello dell’azienda bolognese Emmanuel Schvili di proprietà di Emmanuel Schvili e di sua moglie Giorgia Fioretti. Questi due archivi hanno dato vita a due fondi archivistici. FRI non esclude che altri fondi si aggiungano nel futuro.

Quanto alla seconda via, la Fondazione ha creato un archivio digitale di moda che colletta i materiali di advertising (fotografie di campagna, lookbook, cataloghi, comunicati stampa, video di sfilata) di diverse imprese emiliano-romagnole che hanno aderito al progetto. Tale progetto prende il nome di Fashion Photography Archive.

FRI ha creato un data-base che connette i diversi materiali, illustrati precedentemente, creando una narrazione che dà conto della storia di queste aziende, della loro evoluzione stilistica nonché del cambio di estetica nella scelta delle modelle e dei set fotografici. Gli originali di questi materiali permangono presso le case madri, mentre in Fondazione vivono nella loro dimensione digitale.

Ecco che FRI racchiude entrambe le tipologie di archivio: l’archivio fisico, più tradizionale, e l’archivio digitale che consente di ugualmente di custodire la memoria nonostante manchi materialmente l’oggetto catalogato.

GLI ARCHIVI FISICI E GLI ARCHIVI DIGITALI D’IMPRESA DI MODA

FRI, convinta dell’importanza strategica che gli archivi fisici e gli archivi digitali di moda rivestono per le imprese del settore e non solo, e della necessità di preservare in modo corretto i materiali affinché giungano alle generazioni future, ha ritenuto di adibire alcuni suoi spazi alla conservazione di materiali storici che costituiscono la memoria della storia della converter Silkin e del brand Emmanuel Schvili. FRI ha sentito sin da subito come prioritaria la difesa del patrimonio culturale d’impresa che spesso rischia di disperdersi. Con questi due fondi archivistici ha iniziato ad attuare uno dei suoi principi.

I materiali di ciascun fondo sono collegati fra loro da un nesso logico e necessario, conditio sine qua non perché si possa parlare di archivio. Quest’ultimo è infatti il complesso di documenti (compresi gli oggetti) posti in essere nel corso di un’attività pratica, giuridica, amministrativa, nel nostro caso da una impresa di moda, nel raggiungimento di finalità contingenti. Nel caso degli archivi d’impresa moda, gli oggetti sono i prodotti dell’attività e, non a caso, si parla di “archivio prodotto”.

Si è illustrata, quindi, la definizione di archivio come complesso documentario, ma il termine indica anche il luogo fisico di conservazione. La Fondazione ha allestito due ambienti a temperatura e umidità controllate per permettere la migliore tutela degli oggetti.

La Fondazione considera l’archivio come un asset nodale per le imprese moda in quanto solamente dalla propria storia e dal tramandare i processi e le lavorazioni può nascere nuova creatività. Per questa ragione uno dei suoi scopi è sensibilizzare le imprese a costituire, o a riordinare, il proprio patrimonio costituendo archivi storici, siano essi archivi fisici o archivi digitali. In altre parole: salvaguardare il passato al fine di attingere linfa per il futuro.

Questa è un’iniziativa che a guardar bene si colloca nel solco del meritorio convegno del 1972 tenutosi a Roma da cui per la prima volta era partita la sfida a recuperare e censire gli archivi privati d’impresa. Da quel lontano 1972 molto è stato fatto, ma certamente il grado di sensibilità sul tema da parte delle imprese di moda non è ancora sufficiente, escludendo pochi casi virtuosi.

L’HERITAGE COME LEVA

La Fondazione crede che la cultura dell’heritage nel campo della moda sia una componente essenziale. In questo senso si sforza di sensibilizzare le aziende del comparto manifatturiero alla costituzione del proprio archivio fisico e/o archivio digitale d’impresa. L’ideale sarebbe conservare tutte le tipologie di documenti compresi quelli amministrativi che, legati al prodotto, permettono di ricostruire il processo di nascita-creazione-vendita.

Il prodotto, tuttavia, rappresenta il fine degli sforzi dell’impresa di moda, rispecchia le vicende e i percorsi imprenditoriali, e pertanto è il primo che andrebbe tutelato. L’archivio è per un’azienda di moda l’unica fonte a cui attingere per osservare e mantenere memoria di: materiali usati, applicazioni, particolari lavorazioni e processi produttivi. La sapienza artigiana non è sostituibile, ma almeno è possibile conservarne i prodotti. Chi abitualmente produce sa infatti come è difficile riprodurre un oggetto quando viene a mancare la conoscenza di materie e procedimenti produttivi.

In accordo con gli studi di grandi sociologi, quali Horkheimer e Adorno, la Fondazione è inoltre fermamente convinta che la moda sia sempre di più un’industria di tipo culturale. Per questo motivo l’archivio fisico e l’archivio digitale della Fondazione Fashion Research Italy, attraverso la loro variegata documentazione, si pongono come possibili modelli da studiare e dove fare ricerca su differenti livelli. Gli archivi cercano di conservare e restituire la complessità del settore, pertanto si possono testare a trecentosessanta gradi le necessità catalografiche precipue che richiede l’impresa di moda.

I MODELLI DI RICERCA

Gli archivi fisici e gli archivi digitali di moda devono essere vivi, come del resto tutti gli archivi.
Devono essere parte integrante del processo produttivo, creativo e di comunicazione, devono poter essere facilmente consultati e presentare un ordine che tenga conto delle logiche d’origine del singolo documento e della complessità relazionale.

La Fondazione ha messo a punto una scheda catalografica che restituisce la complessità dei suoi fondi archivistici e consente di ricostruire le relazioni tra i diversi materiali. Il data-base facilita la ricerca che potrebbe essere indirizzata verso svariati argomenti di studio:

  • I processi di filiera: tramite l’analisi dei disegni, faldoni d’incisione, carte prova, varianti colore e documentazione amministrativa del Fondo Renzo Brandone si comprende quali erano i passaggi produttivi e ci si rende conto di come il modo e soprattutto i tempi di una converter si siano trasformati nel corso del tempo;
  • Valore del prodotto finito: dall’analisi della fattura dei disegni conservati, in termini di tecniche e di mano, sia nel Fondo Renzo Brandone che nel Fondo Emmanuel Schvili si evidenzia l’elevata perizia esecutiva impiegata nei disegni;
  • Processi di progettazione;
  • Processi di produzione;
  • Processi di riproduzione.

Questi tre processi si studiano analizzando la filiera produttiva del disegno tessile ben rappresentata dai materiali dei due fondi.

  • Nessi commerciali: dall’analisi dei materiali amministrativi del Fondo Renzo Brandone è possibile dedurre quali erano i legami commerciali di una converter;
  • Processi di comunicazione interna e esterna: l’archivio digitale, ovvero il Fashion Photography Archive, consente molto facilmente di studiare come funziona la comunicazione interna all’azienda moda in preparazione della comunicazione esterne poiché colletta i diversi materiali che ne sono il frutto. Anche del Fondo Emmanuel Schvili si conserva testimonianza di alcuni materiali di comunicazione;
  • Valutazione delle performance aziendali: studiando i materiali amministrativo-produttivi unitamente ai disegni del Fondo Renzo Brandone è possibile analizzare i flussi degli ordini, comprendendo gli anni di maggiore o minor produzione, le quantità di tessuti ordinate, i rapporti coi fornitori.

Il MODELLO DI DESCRIZIONE ARCHIVISTICA: IL PUNTO DI VISTA DELL’UTENTE

Una volta ricevuti gli archivi delle due aziende, Silkin e Emmanuel Schvili, si è reso necessario ordinarli per consentirne lo studio. Tale operazione richiede una descrizione archivistica che, secondo la definizione ISAD, è “l’elaborazione di un’esatta rappresentazione di un’unità di descrizione e delle parti che eventualmente la compongono attraverso la raccolta, l’analisi, l’organizzazione e la registrazione di informazioni”. Ciò ha richiesto la catalogazione di tutti i materiali (che per il Fondo Emmanuel Schvili è ancora in corso). Per fare questo la scelta è caduta su Collective Access, software di catalogazione open source nato in America e custumizzato per l’Italia da Promemoria S.r.l. di Torino.

Il processo di catalogazione ha compreso alcuni punti essenziali, fra cui i più importanti:

  • Creazione della scheda catalografica: definizione di una descrizione dei materiali che fosse conforme agli standard internazionali;
  • Definizione dei parametri di digitalizzazione: scelta di quali informazioni digitalizzare e con quali formati;
  • Struttura gerarchica della descrizione: scelta di creare delle schede madre e delle schede figlie;
  • Definizione delle funzioni di ricerca: a seguito dello studio delle tipologie di target di utenti si sono individuate diverse modalità per effettuare la ricerca;
  • Monitoraggio dei processi: ogni scheda è tracciata ovvero ogni inserimento o modifica vengono registrati riportando il nome dello schedatore;
  • Output: studio della visualizzazione dei contenuti riportati nella scheda di catalogo nel frontend del software al fine di una consultazione facile ed efficace.

La sfida della Fondazione si è concentrata nella volontà di mettere a punto un portale che potesse aiutare, e in alcuni casi sostituire diventando quasi un archivio digitale (riflesso di quello fisico), la ricerca sui materiali analogici (comunque consultabili).

Tale sfida ha richiesto, vista l’eterogeneità dei fondi, di tener conto delle molteplici esigenze dell’utente finale. Si è provveduto a limitare l’uso di nomenclature che per quanto corrette potevano risultare troppo specialistiche. Si è inoltre cercato di rendere intuitive la navigazione e le relazioni gerarchiche attraverso:

  • Una ricerca suddivisa in: libera, avanzata ed esplorativa per immagini. Sono livelli e tipologie diverse di ricerca che consentono di navigare i fondi provando a scrivere delle parole chiave (ricerca libera) o parole chiave più attivazione di filtri selettivi (ricerca avanzata) o, solamente per il Fondo Renzo Brandone, per esplorazione visiva delle aree con cui sono descritti i disegni.
  • Parole chiave: ogni disegno è descritto mediante una serie di parole chiave che ne individuano aree tematiche.
  • Relazioni per immagini: ogni disegno, o fotografia di campagna, è collegato ad altri materiali (disegni, lookbook, cataloghi, ecc.) con cui è in relazione perché facente parte della stessa serie, perché citato in quel documento e così via.

La catalogazione è stata pensata in funzione di un frontend che possa essere utilizzato da utenti diversi: addetti ai lavori come fashion designer, studenti, studiosi di vario tipo, esperti e conoscitori del mondo degli archivi della moda, ma anche coloro che fino ad oggi hanno avuto poca o nessuna familiarità con questo settore.

L’ARCHIVIO FISICO E L’ARCHIVIO DIGITALE COME MEZZO DI SVILUPPO IMPRENDITORIALE

L’archivio fisico e l’archivio digitale della Fondazione, assieme a tutte le attività correlate, vuole essere dunque il cuore pulsante di una riflessione costante sul tema della catalogazione digitale dell’heritage nell’ambito della moda. FRI desidera sensibilizzare e allargare il dibattito a quanti più interlocutori possibile affinché si diffonda una visione strategica condivisa del digitale volta ad abbattere: la mancanza di competenze, la diffidenza e la banalizzazione del suo uso in ambito archivistico.
L’archivio rappresenta un valore aggiunto per le aziende in quanto incarna un modo etico di aumentare la reputazione stessa dell’impresa attraverso una leva di tipo culturale.

Archivio e digitalizzazione, ma a patto che le imprese abbiano inteso la necessità di conservare la propria memoria. Su questo si impegna la Fondazione con il proprio modello archivistico e le proprie iniziative.

GLI ARCHIVI DIGITALI E FISICI CUSTODITI IN FONDAZIONE

La Fondazione possiede un archivio che si compone di due fondi fisici (Renzo Brandone e Emmanuel Schvili) e di un database digitale dal nome inconfondibile Fashion Photography Archive in collaborazione con aziende di moda dell’Emilia-romagna di cui racconta la storia attraverso le campagne pubblicitarie.